Non tutte le carie dentali interessano la zona superficiale della corona: le carie radicolari, al contrario, colpiscono le zone sotto le gengive e per questo restano più nascoste. Questa forma di carie alla radice è diffusa in special modo tra gli anziani, a causa della naturale regressione gengivale. Da non sottovalutare però anche l’incidenza tra i più giovani: una patologia in aumento a causa di una difficoltà nella diagnosi preventiva. Abbiamo parlato di tutto questo con gli esperti di DENS che lavorano come dentista a Como.

Carie radicolare: come si presenta

La principale differenza tra carie coronale e carie radicolare sta nella localizzazione. La prima si presenta con la classica lesione sulla parte più superficiale del dente, con un coinvolgimento di smalto e dentina. La seconda si presenta in genere con delle macchie brunastre o scure sulla radice, in particolar modo negli spazi tra denti e gengive e con un contestuale scolorimento dello smalto. Causa delle carie radicolare è un’infezione batterica, la cui tendenza è quella di propagarsi lungo i tessuti della bocca. A risentirne sono gli strati più profondi del dente, come la polpa. In assenza di un trattamento adeguato, il rischio è quello di dover devitalizzare il dente che potrebbe andare incontro a fratture. Una corretta igiene orale e frequenti visite dal dentista sono pertanto decisive, specie in particolari condizioni. L’incidenza delle carie radicolari aumenta ad esempio in pazienti sottoposti a terapie farmacologiche, che consumano fumo, alcool e tabacco o che seguono una dieta eccessivamente sbilanciata in favore di cibi zuccherini. Altre condizioni come il bruxismo o l’installazione di una protesi, che rende più difficoltosa l’igiene orale specialmente nei pazienti anziani, potrebbero inoltre favorire una o più carie alla radice.

Carie radicolari: come riconoscerle

Una delle maggiori difficoltà legate alla diagnosi di una carie radicolare è l’assenza di dolore, che è tipico solo delle sue fasi più avanzate. Viceversa, la sua sintomatologia è spesso associabile ad altri disturbi transitori e lo stesso scolorimento dei tessuti non sempre salta subito all’occhio del paziente meno esperto. Quali sono dunque i sintomi della carie alla radice? Per quanto non esclusivi, eccone alcuni tra i più frequenti:

  • Sensibilità dentale aumentata, specie mentre si consumano cibi troppo caldi/freddi o particolarmente dolci;
  • Gonfiore localizzato nell’area colpita da carie radicolare, con possibile sviluppo di ascessi;
  • Mobilità dentale ridotta;
  • Perdita del dente vicino alla carie stessa.

Va infine ricordato che pazienti affetti da xerostomia potrebbero essere più inclini a sviluppare carie radicolari, a causa proprio della salivazione ridotta e dei suoi effetti negativi sull’equilibrio della placca batterica.

Carie alla radice: trattamenti

La diagnosi di carie radicolari avviene tramite osservazione del dentista, che può avvalersi anche del supporto di una radiografia. A seconda della gravità, può ricorrere a tre trattamenti diversi:

  • Otturazione: in caso di carie radicolari ancora agli esordi e quindi poco estese;
  • Devitalizzazione: ottimale quando la polpa è coinvolta, ma le funzionalità del dente non sono ancora compromesse;
  • Estrazione: il dentista estrae il dente quando esso è ormai compromesso, per evitare la diffusione dell’infezione lungo tutto il cavo orale.

La cura delle carie radicolari è in aumento, grazie anche allo sviluppo di nuove tecniche e allo sfruttamento di biomateriali sempre più compatibili con i tessuti naturali. Menzione particolare la merita la microchirurgia laser, che consente al dentista un intervento localizzato, ideale per preservare lo stato delle aree prossimali alla lesione cariosa. A seguito del trattamento delle carie alla radice, il dentista segue un protocollo di follow-up trimestrale, utile a valutare la guarigione dei tessuti. La ripresa dall’intervento è comunque molto rapida e avviene in genere entro 48 ore. Nel periodo successivo al trattamento, il paziente deve inoltre seguire un’accurata igiene orale, possibilmente integrando prodotti a base di fluoro, utile a favorire la remineralizzazione dello smalto dentale. Leggi anche l’articolo: Quando conviene acquistare un furgone: differenze tra noleggio, rent to buy e leasing